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Cinque romanzi imperdibili della letteratura postmoderna statunitense

Attraverso quali autori si è diffusa la letteratura postmoderna in America? E quali sono le opere fondamentali per comprendere come si è manifestato il movimento postmodernista negli Stati Uniti?

La letteratura postmoderna si diffonde nella seconda metà del Novecento. Si caratterizza fin da subito con il rifiuto delle cosiddette “Grandi Narrazioni” e il conseguente ricorso a nuove forme interpretative della realtà e della storia.

Le principali vicende storiche del secolo breve mettono l’umanità di fronte alla guerra, ai totalitarismi, alla potenza mortifera della bomba atomica e all’affermazione incontrastata della società dei consumi.

In risposta a questa “condizione” (così ben descritta nelle sue complesse sfaccettature da Jean-François Lyotard), la filosofia, le arti, la letteratura e l’architettura costituiscono, lentamente, un corpus di critiche, opinioni e approcci interpretativi alla realtà che va sotto la definizione di Postmodernismo.

La letteratura postmodernista è dunque la declinazione di tale movimento all’intero del racconto, del romanzo e della poesia.

I grandi autori di questo filone letterario rifiutano il tradizionale approccio alla realtà e alla verità e osservano il mondo da una prospettiva critica, finalizzata a decostruire i significati e a rivelarne i paradossi, i limiti, le ideologie sottese.

Alla lucida forza della razionalità tipica del modernismo, i postmodernisti antepongono il dubbio come motore di conoscenza in un mondo che ormai non risponde più alle leggi della logica e sfugge ad ogni tentativo di interpretazione.

L’assurdo teorizzato da Albert Camus, diventa la cifra esistenziale di un secolo teatro di morte e distruzione di quelle che un tempo erano le più solide garanzie della civiltà.

Da un punto di vista puramente letterario, la corrente dei postmodernisti risponde ad una semplice quanto complessa domanda: Cosa scrivere dopo Proust? Può esistere letteratura dopo l’Ulisse di Joyce?

Attorno a questo interrogativo si costituiscono i temi e gli stili della letteratura postmoderna.

Se tutto è stato già scritto, occorre rimescolare le carte in tavola, decostruire i testi del passato e mischiare realtà e finzione. Dalle macerie della tradizione letteraria europea nasce un nuovo e fino ad allora inedito approccio alla narrazione.

Come le principali correnti letterarie, anche il postmodernismo si sviluppa negli Stati Uniti in maniera assolutamente non uniforme ma tramite approcci interpretativi che ruotano attorno alle medesime tematiche e utilizzano le stesse tecniche narrative.

Scopriamo insieme le cinque opere imperdibili degli autori postmoderni statunitensi.

1. L’arcobaleno della gravità – Thomas Pynchon (1973)

Da molti addetti ai lavori ritenuto il romanzo postmoderno per eccellenza, l’Arcobaleno della gravità è il libro manifesto del più misterioso degli scrittori postmoderni statunitensi.

Mai apparso pubblicamente, Thomas Pynchon (1937) dagli inizi della sua carriera letteraria ha condotto una vita nell’anonimato, mostrando avversione alla fama e al successo mediatico; basti pensare che la foto più recente di Pynchon risale al suo servizio nella marina militare statunitense.

Questa sua ambiguità, unita all’incredibile vocazione letteraria mostrata in tutte le sue opere, lo rende un autore di culto tra gli appassionati. L’Arcobaleno della gravità è un’opera mastodontica, nella quale la divagazione diventa una vera propria forma di narrazione.

La vicenda, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale tra Londra, Berlino e Cannes, racconta le imprevedibili avventure del soldato americano Tyrone Slothrope all’interno di una giungla di personaggi secondari, situazioni paradossali e racconti mirabolanti.

Nel suo romanzo-mondo, Pynchon trova il modo di inserire all’interno della narrazione la sua enciclopedica conoscenza degli argomenti più disparati, che spaziano dalla balistica allo spiritualismo, dalla statistica alla psicologia pavloviana.

Il lascito di quest’opera irripetibile è riconosciuto dalla critica in maniera unanime. L’Arcobaleno della gravità ha inaugurato una florida stagione della letteratura americana, culminata nell’affermazione di autori come De Lillo, Auster e David Foster Wallace.

Puoi trovarlo qui.

2. Underworld – Don De Lillo (1997)

Osservatore acutissimo della società statunitense, lo scrittore americano di origini italiane Don De Lillo (1936) nella sua ricerca letteraria mette a nudo i limiti dell’American Dream e si interroga sugli effetti dei nuovi media sui rapporti umani.

Vincitore dell’American Book Award, Underworld è il suo romanzo più celebre che lo ha portato alla ribalta.

Punto di forza del capolavoro di De Lillo è senza dubbio la struttura narrativa. La storia di Underworld viene infatti raccontata attraverso i “passaggi di mano” di una pallina da baseball battuta fuoricampo nel corso della storica partita tra New York Giants e Brooklyn Dodgers, nel 1951.

Dalle vicende del giovane afroamericano Cotter Martin, primo possessore della palla, fino alle disavventure dell’imprenditore Nick Shay, ultimo possessore della palla negli anni ’80-90, De Lillo tratteggia uno spaccato della storia americana dalla Guerra Fredda fino al crollo dell’Unione Sovietica.

L’autore si sofferma sulle paure, le idiosincrasie e le contraddizioni dell’arte di vivere in un mondo cosparso dai residui materiali e simbolici della cultura consumistica.

Puoi trovarlo qui.

3. Infinite Jest – David Foster Wallace (1996)

Da molti considerato lo scrittore più talentuoso degli ultimi 30 anni e l’ultimo dei postmodernisti americani dopo Paul Auster e Don De Lillo, David Foster Wallace (1962-2008) ha regalato alla letteratura pagine di inestimabile valore artistico.

Dotato di un talento poliedrico, dopo le prime raccolte di racconti pubblica la sua opera magna: Infinite Jest. Infinita è la quantità di suggestioni evocate da un romanzo che supera le mille pagine di lunghezza.

La vicenda si snoda in un futuro distopico e non troppo prossimo, nel quale la pubblicità e l’intrattenimento hanno monopolizzato anche la vita quotidiana.

Crea così un mondo in cui gli Anni prendono il nome dagli sponsor, e gli Stati Uniti e il Canada si sono uniti in una sola nazione.

Attraverso una prosa sensazionale, Wallace conduce il lettore in un universo densissimo di personaggi e avvenimenti, che, come all’interno di un caleidoscopio, sconvolgono le prospettive a cui si è abituati per formare configurazioni inedite.

Ironico e profondo allo stesso tempo, graffiante e cervellotico, Infinite Jest mette a nudo il presente per raccontare il futuro.

Puoi trovarlo qui.

4. 4 3 2 1 – Paul Auster (2017)

Collega e amico di Thomas Pynchon e Don De Lillo, con i quali costituisce la triade dei giganti della letteratura postmoderna statunitense, Paul Auster (1947), nella sua prolifica produzione letteraria affronta le angosce e le nevrosi dell’essere umano contemporaneo, in bilico tra il caso e l’incertezza.

Le sue opere risuonano delle influenze della Psicoanalisi e della tradizione Esistenzialista, coniugate in uno stile di scrittura che mescola poliziesco, noir e realismo magico.

4 3 2 1, da molti considerato uno dei suoi capolavori, prende alla lettera il concetto di Sliding Doors e lo trasforma in narrazione. Il libro narra delle quattro possibili vite del protagonista Archie Ferguson.

A partire dall’evento della sua nascita, la storia imbocca quattro diversi sentieri che conducono incredibilmente ad alcuni elementi costanti della vita di Archie.

Quest’opera della maturità di Auster include tutti i temi che hanno caratterizzato la sua vita da scrittore: il caso, il destino, la ricerca dell’identità.

Puoi trovarlo qui.

5. Comma 22 – Joseph Heller (1961)

Comma 22 è l’opera più famosa dell’ex pilota militare statunitense Joseph Heller (1923-1999). Quest’ultimo è considerato da molti critici il punto di inizio della letteratura postmoderna statunitense.

Il romanzo, fortemente autobiografico, è una feroce e lucida critica all’assurdità della guerra. Protagonisti della vicenda sono quattro aviatori dell’USAF (United States Airforce) impegnati in Italia nel corso della Seconda Guerra Mondiale in missioni di bombardamento.

L’orrore della guerra e il senso di spersonalizzazione mettono a dura prova la tenuta psichica dei protagonisti, che reagiscono all’assurdità del conflitto in maniere differenti.

La storia, raccontata in una struttura narrativa non cronologica, fa largo utilizzo di stili e registri differenti per restituire al lettore le sensazioni provate dallo stesso Heller nel corso delle sue missioni a bordo di bombardieri B-25 Mitchell.

La descrizione fitta delle lunghissime e spesso prive di senso procedure della burocrazia militare, il tono satirico e dissacrante utilizzato dall’autore e la raffigurazione grottesca della retorica bellica restituiscono l’essenza paradossale della guerra, e fanno di Comma 22 un caposaldo dell’antimilitarismo.

Puoi trovarlo qui.

Gabriele Vito
Gabriele Vito
Laureato in Psicologia del Lavoro e del Benessere nelle Organizzazioni, è attivo nel settore della Formazione e dello Sviluppo Organizzativo. Curioso di natura, è appassionato di letteratura, musica e sport, ed è costantemente alla ricerca di nuovi stimoli intellettuali ed enogastronomici. Estimatore dell'Arte in tutte le sue forme, ha collaborato nel corso della sua esperienza alla scrittura di racconti e articoli di diversa natura.

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