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Contaminazioni artistiche: architettura e scenografia

La sinergia tra architettura e scenografia nella creazione di spazi immersivi

Un elemento necessario per l’evoluzione di qualsiasi panorama artistico è il fenomeno della contaminazione: aprire nuove strade invece di segnare un limite, pensare a una soglia piuttosto che a un confine invalicabile. Perché la soglia, anche se temporaneamente, ci permette di sostare e di affacciarci, di sapere che c’è molto altro da verificare, guardare, imparare.

Dietro la soglia c’è tutto un oltre che aspetta un approdo. Autorevoli studi concedono di sbirciare e fermarsi coscientemente sul collegamento tra i diversi campi di progettazione. Scenografia, ma anche architettura. Infine arte, nel senso più esteso. È un orizzonte infinito.

Immaginare, rappresentare, dare figura, interpretare, tradurre: è l’origine dell’arte, che deve continuamente scegliere se capovolgere, consumare o decostruire l’autenticità creativa di chi progetta e modella lo spazio.

Rinchiudere ogni disciplina dentro una sua autonomia – senza mai sconfinare – significa rimuovere la possibilità di coinvolgere lo spettatore in nuove connessioni. Uno sconfinamento generato dallo spazio e da chi lo occupa. Il privato diventa pubblico. L’architettura diventa spettacolo. Non è più solo mestiere. Muoversi nella direzione delle contaminazioni vuol dire riflettere sulle caratteristiche complesse e multiformi dell’arte e del suo essere, per natura ibrida.

La scenografia è prima di ogni cosa composizione dello spazio, nello spazio e con lo spazio.
Chi progetta la scena sul palco crea, rinnova e suggestiona. L’architettura, invece, si occupa di forme, di come ogni individuo vive tra queste forme e di come si muove al suo interno.

Entrambe le discipline possono esistere in teatro solo in virtù della contaminazione reciproca. Ognuna ha il compito di aprire la porta all’altra di invitarla ad entrare. La scenografia si accosta all’architettura e fa diventare lo spazio scenico luogo formale e simbolico, materico e costruttivo.

Una scenografia è detta architettonica quando è fatta di volumi costruiti, desunti dal reale solido e geometrico. In un primo momento lo spazio visivo veniva riempito solo da quinte e da fondali, disposti in uno spazio vuoto in modo tale da creare l’illusione della prospettiva.
L’introduzione di elementi costruiti permette allo spettatore di uscire dall’astratto e di percepire lo spazio finto del teatro più vicino ai luoghi che quotidianamente occupa.

L’architetto che va a teatro, davanti a una scena unitariamente costruita, ha la possibilità di confrontare e studiare nuove idee per la costruzione urbana, soprattutto grazie alla presenza degli attori sul palco: è l’umano che indica come abitare uno spazio.
È un atto compositivo. Uno sconfinamento generato dallo spazio e da chi lo occupa.
Il privato diventa pubblico. L’architettura diventa spettacolo. Non è più solo mestiere.

La decorazione, fatto plastico per eccellenza, si configura come una sintesi perfetta tra architettura e scenografia. Entrambe le forme d’arte derivano da un lavoro nello spazio, che non è più solo il vuoto in cui comporre liberamente le figure della propria “città ideale”.

Un grande scrittore e intellettuale come Italo Calvino, d’altronde, aveva visto lungo. Comincia tutto nella mente di chi è in grado di modellare.

La scenografia riempie lo spazio e mette in scena forme e volumi, pieni e vuoti, ma anche il mondo esterno è rappresentazione e spettacolo, metafora e progetto. L’intreccio è evidente: chi imita il mondo lo riproduce, ma crea anche nuovi mondi.

Si rappresenta e si comprende, quindi si trasforma. Non si cerca più l’effetto visivo, l’illusione, ma la realtà stessa. Attraverso le forme dello spazio possiamo comprendere e decidere come stare al mondo.

Rosa Pascale
Rosa Pascale
Maestra in Scenografia. Dopo la laurea si dedica anima e corpo alla scrittura. Dopo aver conseguito il Master di Primo Livello in drammaturgia all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico, ha lavorato sul set di alcuni cortometraggi e produce diversi lavori teatrali. S’interessa d’arte e d’arte concettuale, per indole e formazione, combinando lo spazio della rappresentazione all’inchiostro della penna.

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