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George Condo e Kanye West

Il connubio tra arte e musica: come il lavoro di George Condo ha aiutato il genio creativo di Kanye West

Per il suo ritorno sulla scena nel 2010, Kanye aveva bisogno di stupire il mondo. Ci riuscì sfidando qualsiasi convenzione, anche grazie al prezioso lavoro del pittore statunitense che incanalò nei suoi dipinti nuovi ideali estetici.

“I’mma let you finish”

È la sera del 13 settembre 2009 e presso la Radio City Music Hall di New York si sta per tenere la 26ª edizione degli MTV Video Music Awards.

In un’epoca in cui due dei fenomeni che di lì a breve avrebbero rivoluzionato il modo di concepire la musica (i social network e le piattaforme streaming) stavano cominciando a sorgere, MTV era ancora il primo e più importante punto di riferimento nel mondo della musica di massa. Tutti gli occhi si sarebbero fermati per l’occasione.

Prima ancora che la serata iniziasse, si avvertiva che sarebbe stata un’edizione storica. Si trattava, infatti, dei primi VMAs dalla morte di Michael Jackson, mancato solamente tre mesi prima. La cerimonia, inoltre, si sarebbe aperta con un discorso di Madonna in onore dello stesso Re del pop. Sarebbe proseguita con l’esibizione di un’altra cantante di origini italiane, Lady Gaga, paragonata sin da subito alla Ciccone come solo lo show business sa fare.

Eppure, per la quasi totalità degli appassionati, tutto quanto premesso ha potuto solamente fare da cornice a un evento che ha assunto un posto ben più rilevante nella storia non solo della musica, ma in realtà dell’intera cultura pop statunitense.

Quella è stata la sera in cui Kanye West ha interrotto il discorso di Taylor Swift.

Pomo della discordia è stata l’assegnazione del premio per il miglior video musicale di un’artista femminile alla Swift per il suo “You belong with me”.

Kanye West e Taylor Swift

L’artista, al tempo solamente 19enne, sale emozionata sul palco. Prima che possa concludere il suo discorso, Kanye la interrompe, cambiando il corso della storia come sarebbe potuta essere.

“Taylor, sono davvero felice per te, ti lascerò finire” dice “ma Beyoncé ha fatto uno dei migliori video di tutti i tempi! Uno dei migliori video di tutti i tempi!”

La sala è incredula. Taylor una statua di sale. Kanye, dal canto suo, soddisfatto e tronfio, riconsegna il microfono alla vincitrice, allarga le braccia a favore di telecamere, e lascia il palco tra centinaia di facce attonite.

La reazione del pubblico è durissima. Dalle lacrime nel backstage della stessa Swift, alle reazioni sgomente di Beyoncé e perfino di Obama. L’intero mondo dello spettacolo critica il gesto, costringendo all’esilio l’artista originario di Chicago, divenuto, per la prima di diverse altre volte, vero e proprio homo sacer.

In quello stesso momento nasce l’album My Beautiful Dark Twisted Fantasy.

“Can we get much higher?”

La domanda retorica, manifesto dell’intera opera, che apre My Beautiful Dark Twisted Fantasy, raccoglie i frutti di mesi d’impegno costante, di lavoro meticoloso, quasi-paranoico, kobesco (per riprendere l’etica di un uomo, Kobe Bryant, che Kanye ha sempre detto di prendere come ispirazione), con cui West non voleva chiedere scusa per (ri)entrare dalla porta di servizio, quanto piuttosto dimostrare con arroganza la verità a tutti coloro che avevano dubitato di lui, ossia che, nonostante i suoi difetti caratteriali, rimaneva forse l’unico genio musicale del XXI secolo che appena cominciava a distendere le sue fila.

Per il suo comeback album, le cose vengono organizzate in grande.

Le sessioni di registrazione si svolgono principalmente all’Avex Recording Studio in Honolulu, Hawaii. Kanye richiama all’ordine una sfilza infinita di collaboratori, artisti, esperti, tutti con diversi talenti, asserviti alla sua unica volontà creativa. La sola fase di registrazione si dice sia costata all’etichetta discografica, la Def Jam, circa tre milioni di dollari.

Iconiche le foto dei cartelli appesi negli studino twitter”, “no cappelli da hipster”, “non dite niente a nessuno di quello che stiamo facendo”. Così come iconiche le storie diventate nel tempo di dominio pubblico, come ad esempio quella per cui tutti dovevano presentarsi a registrare in smoking da sera, come a un appuntamento di lavoro, per acquisire consapevolezza della importanza e della gravitas dell’opera in corso di creazione.

Ogni bambino è un artista. Il problema è rimanere un artista quando si cresce

Per l’occasione, era necessario che tutto trasmettesse un’idea di magnificenza, compresa la rappresentazione propriamente visiva. Per tale scopo West decide di affidare all’artista contemporaneo George Condo la creazione della copertina dell’album.

I due si incontrano per la prima volta presso lo studio di Condo a New York. Insieme ascoltano l’album, al pittore americano vengono subito in mente figure mitologiche, orizzonti vulcanici, paesaggi sci-fi, nonché passaggi tratti dal Macbeth.

Dalla marea di idee, nascono cinque copertine, ognuna fedele all’arte di Condo, ognuna espressiva di diverse tematiche affrontate nell’album, ognuna, a suo modo, geniale e senza precedenti.

La cover principale, che figura su tutte le piattaforme, mostra Kanye, nudo e con una bottiglia in mano, che guarda digrignando i denti lo spettatore, mentre su di sé regge una donna alata, anch’essa nuda, con coda e senza braccia.

È un misto tra una sfinge e una fenice, è un fantasma che infesta, un’arpia”, spiegherà il pittore.

La copertina viene sin da subito giudicata come scandalosa e, di conseguenza, censurata. Ma Kanye aveva raggiunto il suo obiettivo, una prima breccia era stata aperta.

Tra gli altri dipinti realizzati per l’album, risalta soprattutto uno, in cui la testa decapitata di Kanye, ornata da una corona, viene trafitta da una spada. A detta dello stesso pittore, il quadro unisce due stili artistici diversi, cubismo e classicismo, proprio come in ogni brano di Kanye figurano diversi stili contemporaneamente.

L’ispirazione che ha mosso Condo è chiara. Nasce dalla personalità di Kanye e dalla sua capacità di trasfonderla completamente nell’album, in una iconica successiva dichiarazione arriverà anche la spiegazione del diretto interessato: “io sono Warhol. Io sono l’artista di maggiore impatto della nostra generazione. Sono Shakespeare in carne e ossa. Walt Disney. Nike. Google”.

Nel quadro, Kanye è il protagonista di una tragedia shakespeariana, è un re in esilio, eppure, nel mare in tempesta che lo circonda, danzando sul caos, è come se avesse appena aperto gli occhi.

Il disco sarebbe stato un successo straordinario di pubblico e critica, collezionando lodi e premi, allo stesso modo, la copertina avrebbe dimostrato la capacità del duo Kanye West-George Condo di suscitare emozioni e di provocare la società con la loro arte, e sarebbe stata inserita nelle classifiche delle migliori album cover di tutti i tempi.

Kanye era tornato.

Gennaro Ferraioli
Gennaro Ferraioli
Laureato in Giurisprudenza e attivo nel ramo legale. Non rinuncerebbe mai alle sue altre passioni, quali la letteratura, la musica, il cinema e lo sport. La sua impazienza lo spinge alla ricerca di nuovi stimoli, la sua curiosità a guardarsi intorno e a cercare un significato in ogni cosa. Ama scrivere di quanto cattura la sua attenzione.

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