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Gli oggetti che ci circondano

I designer creano oggetti che influenzano l’esperienza di vita delle persone, ma sono le persone tramite le loro scelte che modellano la propria identità

Ci avvolgiamo di oggetti che possono dirci molto di più su chi siamo oltre alle scelte che facciamo. Poniamoci attenzione.

Nella società odierna siamo circondati da oggetti, abbiamo deciso di diventare fruitori del “tutto”, perché tutto è a nostra disposizione in qualsiasi momento da qualsiasi luogo.
Le nostre vite sono diventate ingombre di cose che non hanno altro scopo che aggiungere peso visivo all’ambiente privato. Vi assicuro però che la nostra vita ha bisogno solo di utilizzare pochi oggetti ogni giorno.

Ma in che modo gli oggetti sono in grado di delineare la nostra persona?
Da tutto ciò che abbiamo scelto di avere o non avere, per una ragione o per una tendenza piuttosto che un’altra, per una morale soggettiva o per una moda oggettiva, si riesce a comporre una scheda che delinea un profilo singolo e personale per ognuno di noi.

Conserviamo oggetti affettivi, come un biglietto di un film che abbiamo visto in un periodo che non vogliamo dimenticare, oggetti che rimandano alla cultura, oggetti che utilizziamo e che ci aiutano a compiere azioni ben precise, come il computer per lavorare, oggetti che ci fanno configurare una serie di azioni come i nostri hobby e le nostre inclinazioni caratteriali, per esempio elementi di organizer per chi è attento all’ordine, oggetti che acquistiamo cascando in un tranello del marketing, o l’effetto Diderot.

Questo fenomeno, illustrato dal filosofo francese Denis Diderot, spiega come l’acquisizione di un nuovo oggetto aumenti il nostro desiderio di comprare più oggetti correlati a quell’origine. Ciò va ad incidere sulle nostre abitudini di consumo, e in qualche modo alterare le nostre scelte.

I ricordi, come sostiene anche l’antropologo Daniel Miller, sono il motivo per il quale decidiamo di custodire con gelosia determinati oggetti. Spesso inutili e non necessari, ma riescono a suscitare profonde emozioni. Alcuni elementi hanno la capacità di variare il modo in cui ci sentiamo. Si, i nostri stati d’animo cambiano in base a ciò che ci circonda: se frequentiamo persone che amiamo, saremo felici, se siamo attorniati da persone che disprezziamo, il nostro umore non sarà così piacevole. Accade con gli oggetti, con le persone, ma anche con il colore, la luce, gli odori, il cibo, i suoni.

Anche Arjun Appadurai nel suo libro The Social life of Things (puoi acquistarlo qui), esplora il significato e il valore delle cose che ci circondano nella vita moderna. Con un’attenta analisi alla cultura degli oggetti.

Ti lascio un gioco simpatico da fare negli angoli di casa tua: ogni giorno metterai da parte uno o più oggetti di una categoria. Il primo giorno focalizzati sulla libreria, il secondo sulla scrivania, magri il terzo giorno nel cassetto dell’intimo, il quarto su una borsa/zaino e poi in altre sezioni di spazi che vivi con una certa frequenza. Individua alcuni oggetti che effettivamente non utilizzi o semplicemente non hai piacere ad avere avanti agli occhi. Al decimo giorno, se non hai avuto la necessità di ripescare qualcosa potrai gettare tutto senza pensieri. E lasciarti alle spalle anche i ricordi.

Invece di aggiungere, proviamo a togliere ciò che non ci serve. Questo è un processo che i progettisti conoscono bene, e infatti “LESS IS MORE” è il loro motto di designer, architetti e grafici.

Il design è così semplice. Ecco perché è così complicato.

Paul Rand

Simona Coppola
Simona Coppola
Sin da piccola ha manifestato una curiosità per il mondo dell'arte. Dal Liceo Artistico alla Laurea in Design e Comunicazione, diventando poi 3DArtist in 3DArchitecture - Interior Design. In terra fiorentina si è tuffata sull'approfondimento dell'estetica e dell'antropologia tenendo in considerazione il benessere delle persone. L'arredamento, il colore, la grafica, e i prodotti innovativi e sostenibili si configurano come i suoi più grandi interessi.

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