lunedì, Giugno 17, 2024
HomeArte contemporaneaI cirri nella testa di Saul Steinberg

I cirri nella testa di Saul Steinberg

Uno dei disegnatori più grandi del Novecento, ma anche cartoonist, aforista e grafico.

La linea pulita dei suoi disegni è, indubbiamente, il tratto distintivo di Saul Steinberg che forse può essere considerato tra i disegnatori più importanti del Novecento.

Saul Steinberg non ha bisogno di parole, né della scrittura per descrivere il suo universo, gli basta il disegno, un semplice tratto in grado di cogliere tutta la complessità e la profondità del suo mondo. L’ironia e il talento guidano la sua mano da sempre. Di famiglia ebraica della media borghesia, Saul Steinberg nasce nel 1914 a Rumniki, in Romania dove trascorre la giovinezza.

Poi, in un clima pesantemente antisemita, si trasferisce con la famiglia a Bucarest e qui frequenta il liceo. Dopo un anno di studi di filosofia, nel 1933 decide di iscriversi ad Architettura, ma non viene ammesso perché la facoltà prevedeva un limite per gli studenti ebrei, così nel 1933 parte per Milano dove rimane otto anni, dal 1933 al 1941.

Qui si iscrive al Politecnico e contemporaneamente inizia la collaborazione, come vignettista, con la rivista Bertoldo dove collabora anche il giovane Italo Calvino che nel tempo diventerà ammiratore della sua opera e che gli dedicherà La penna in prima persona, uno dei due saggi che lo scrittore ha scritto sul disegnatore. Nel1938, Steinberg collabora con il settimanale umoristico illustrato Settebello. Nonostante le difficoltà legate alle leggi razzali, promulgate proprio in quell’anno, riesce a laurearsi in Architettura e inizia frequentazioni stimolanti con artisti e intellettuali, tra cui Guareschi, Cesare Zavattini, Bruno Munari. Conosce, poi, Leo Lionni e Costantino Nivola con il quale si ritroverà a New York. Stringe un forte sodalizio con Aldo Buzzi che conosce al Politecnico e la cui amicizia, coltivata negli anni, porterà tempo dopo alla pubblicazione postuma di una serie di conversazioni autobiografiche dal titolo Riflessi e ombre. Nel 1942 Steinberg parte per gli Stati Uniti, dove si arruola in Marina. A New York, ottiene velocemente la cittadinanza americana. Qui costruisce la sua fama che lo porterà, a partire dal 1945, ad una lunga collaborazione con il New Yorker  per il quale, nell’arco di sessant’anni, realizzerà moltissime illustrazioni e copertine. New York diventa la sua città, di cui adora il fermento, le belle donne, l’andirivieni della folla e del traffico. S’immerge subito nella frenesia artistica della città, stringendo amicizie con artisti, musicisti, attori e scrittori. Ma, nonostante i suoi studi di architettura, Steinberg non si fa affascinare dai quei templi verticali di modernità che sono i grattacieli, è affascinato, invece, dall’orizzontalità delle avenue brulicanti di uomini, donne e auto. Viaggia per l’America, ma ritornerà spesso in Europa e soprattutto in Italia. A metà degli anni ‘50 il successo di Steinberg si afferma sulle scene artistiche di Manhattan: espone regolarmente in gallerie e musei di tutto il mondo e collabora con le riviste più importanti, come Vogue. Nel tempo la città lo affascina sempre meno ed è sempre più attratto dalla natura. Saul Steinberg, l’ebreo rumeno che ha saputo trasformare il disegno in successo, muore, all’età di 84 anni, a New York il 12 maggio del 1999 nel suo appartamento all’angolo di Park Avenue. Come ebbe a scrivere il suo amico e intellettuale, Aldo Buzzi nelle pagine di Domus, “Steimberg è nato per disegnare, come Fred Astaire è nato per ballare”.

L‘America, indubbiamente, lo ha consacrato uno dei più grandi disegnatori del XX° secolo, ma Milano è stata per Steinberg la città dove si è formato e dove ha iniziato a sviluppare quello speciale talento che lo renderà unico. La grande immaginazione e il tratto personalissimo rendono la sua arte unica e difficile da classificare.

Tuttavia in essa si coglie una solida e ricca formazione artistica, che ha le sue radici in uno smisurato repertorio figurativo. Si colgono echi del cubismo, del futurismo, della metafisica, del surrealismo, del neoplasticismo e poi l’arte egizia, i disegni infantili, il fumetto fino alle illustrazioni pubblicitarie. Gli studi di architettura hanno permesso poi a Steinberg di trovare la giusta combinazione tra tutte queste suggestioni. Un’ironia corrosiva mista a stupore infantile trovano la loro sintesi in un segno semplice, essenziale, capace di cogliere la complessità dell’esistenza umana, in tutte le sue contraddizioni. Steinberg ha utilizzato il segno come potente strumento per denunciare la stupidità e le contraddizioni dell’uomo. La sua opera più celebre, in tal senso, è View of the world from 9th avenue, copertina del numero New Yorker del 29 marzo 1976. E’ una delle sue immagini più celebri e imitate, in essa è rappresentato un paesaggio urbano piatto con una street vista dall’alto che punta verso l’Oceano dritta come una linea. L’illustrazione raffigura il mondo visto da New York, dove la città stessa occupa quasi tutto lo spazio, mentre il resto del mondo è rappresentato da una serie di piccole strisce lontane. L’intento è quello di criticare ironicamente la visione limitata e provinciale di chi abita le grandi metropoli. Steinberg è uno sperimentatore, egli ha, inoltre, esplorato il rapporto tra disegno e fotografia in modo innovativo.

Potraits e The City, entrambi del 1950, rappresentano due ampi lavori commissionatogli dalla rivista Fleur Cowles, entrambi realizzati unendo disegno e fotografia, una tecnica che Steinberga andava elaborando proprio in quegli anni. In Portraits, Steinberg disegna sui mobili e oggetti che poi lui stesso fotografa. In The City, invece, quattro fotografi affidano all’artista le loro fotografie, scattate per l’occasione, in modo che Stainberg le modifichi, conferendo ad esse un significato completamente nuovo, trasformandole in una sua opera. Così una cassettiera diventa un palazzo, degli schedari diventano edifici, zuppiere diventano fontane, il pane ebraico diventa una sorta di nuvola-automobile. Steinberg ha dunque, spesso integrato elementi fotografici nelle sue opere, mescolando abilmente le forme artistiche, creando composizioni uniche ed originali. Il suo approccio ha contribuito a sfidare i confini tradizionali tra queste due discipline. Ha inserito, nei suoi lavori, dettagli fotografici realistici in contesti disegnati o in modo surreale, creando così una sorta di dialogo visivo tra due mondi apparentemente incongruenti. Questo approccio ironico gli ha permesso di esplorare criticamente la realtà e la percezione, sottolineando l’assurdità della vita quotidiana attraverso la combinazione di elementi visivi inusuali e situazioni stravaganti. La sua maestria nel giocare con ironia tagliente ha reso le sue opere intriganti e ricche di livelli interpretativi.

Amatissimo negli ambienti artistici, Saul Steinberg, con il suo stile, ha rappresentato un punto di riferimento. Molti artisti, infatti, hanno apprezzato la sua abilità nel combinare disegno ed elementi della realtà e hanno evidenziato la sua eredità nell’uso creativo di disegni e fotografie per esprimere, proprio come Steinberg, concetti complessi in modo divertente e intelligente.

Tra questi ricordiamo: Art Spiegelman, noto per il suo lavoro a fumetti Maus che gli valse il premio Pulitzer. Egli ammirava di Saul la capacità di integrare nelle sue opere il surreale e il quotidiano; Serge Bloch che gioca abilmente e ironicamente con il segno, le foto e il bianco e nero, mescolando la sua abilità nel disegno con l’uso di immagini del mondo reale; Christoph Niemann che dà vita, con la stessa  ironia e creatività di Steinberg, agli oggetti di uso quotidiano per ambientazioni creative e divertenti. I disegni di Steinberg c’insegnano a cogliere nelle cose che ci circondano, che fanno parte della nostra quotidianità, qualcosa di più di quello che vede l’occhio, come nel caso di un paletto parapedonale, per esempio.

Come ebbe a scrivere Ernest Hans Gombrich  in L’arguzia di Saul Steinberg: “Tra gli artisti viventi nessuno forse, meglio di questo umorista, ha penetrato la filosofia della rappresentazione”.

Maria Vittoria Lauria
Maria Vittoria Lauria
Quella nata a Salerno un bel po' di anni fa...troppi. Quella che si laureò in Lettere Moderne e poi si Perfezionò in Storia dell'Arte Medievale e Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Quella che ha svolto attività di docenza, come di cultrice della materia, nello specifico modulo di Storia dell'Arte del Corso di Laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. Quella che ha svolto attività di docenza, in qualità di docente esperto, scrittura creativa e illustrazione in vari progetti PON (Programma Operativo Nazionale). Quella che tuttora è docente di ruolo per l'insegnamento di Italiano e Storia.

Altri articoli dallo stesso Autore

Il viaggiatore che sogna le nuvole

Andare lontano per giungere a sé stessi L’esperienza del viaggio è un tentativo di allontanarsi da ciò che è noto e a noi familiare, per...

L’armadio di Satie e il tranello della medusa

Una decostruzione dell'umorismo L’umorismo è, secondo il dizionario Treccani, la capacità assai rara (questo l’ho aggiunto io) di cogliere e rappresentare, con umana partecipazione e...

Gustando l’arte: cibi e bevande nelle opere d’arte dall’antichità al futurismo

Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè Scrive l’Artusi:“Perché chi gode vedendo un bel quadro o sentendo una bella sinfonia è reputato superiore a...

Da Rubens a Dalì: il coccodrillo e il rinoceronte con il pizzo

Il coccodrillo e il rinoceronte sono due animali e su questo nulla da dire, ma cosa hanno in comune? Nulla, se non il fatto...
Articolo precedente

Most Popular

Artisti verso il domani

La Solastalgia

La Sindrome di Stendhal

Recent Comments