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Il Make-Up: un’arte antica e sempre attuale

La storia del Make-Up dagli Egizi ad oggi

Da sempre il make-up è stato utilizzato per esaltare la bellezza e nascondere i difetti. Ma dove ha avuto origine questa pratica così diffusa e amata in tutto il mondo? Ripercorriamo insieme la storia del make-up, dalle sue radici nell’antico Egitto fino ai giorni nostri. Scopriamo come esso sia diventato parte integrante della cultura popolare e dell’industria della moda.

Le prime tracce di make-up, intese sia come prodotto che come pratica artistica, risalgono a circa 4000 anni fa e provengono dall’antico Egitto. Gli egiziani credevano che avesse proprietà protettive e amavano utilizzarlo per proteggersi dal sole e dai parassiti. Inoltre era utilizzato per nascondere le imperfezioni della pelle, come le cicatrici e le eruzioni cutanee.

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Nell’antico Egitto il trucco era considerato un simbolo di bellezza e di potere, utilizzato da persone di tutti i rami della società, dai faraoni agli schiavi. Tuttavia era anche visto come un qualcosa di molto personale e privato, parte importante della vita quotidiana, sia per gli uomini che per le donne.

Le donne egiziane, infatti, erano particolarmente famose per il loro modo di truccarsi, che comprendeva l’utilizzo di ombretti e rossetti. Gli ombretti venivano realizzati con minerali tritati, come l’oro e i lapislazzuli, mentre i rossetti venivano realizzati con diverse sostanze, come il miele, la cera d’api e il fango del Nilo, mentre l’henné era utilizzato per tingere i capelli e le unghie.

Gli uomini egizi, invece, utilizzavano il make-up sia per proteggersi dal sole che per indicare il proprio rango sociale. Ad esempio, gli uomini appartenenti alle classi più alte, spesso lo utilizzavano per evidenziare le proprie palpebre e per proteggere gli occhi dai raggi solari. Inoltre utilizzavano il make-up sulle loro barbe e sui loro capelli.

Questa pratica rientrava anche nella sfera religiosa e veniva utilizzata per indicare l’affiliazione a determinate divinità. Ad esempio, il trucco Occhi di Horus, composto da una linea di kohl (una polvere di piombo e antimonio) intorno agli occhi, era usato per proteggere gli occhi e permetteva a chiunque lo indossasse di associarsi alla divinità di Horus, il dio del Sole.

Si dice che Cleopatra VII, regina d’Egitto durante il periodo dell’Antico Egitto, amasse truccarsi gli occhi con il kohl. Si dice che indossasse rossetti di cera d’api e indaco per le labbra e che si facesse tatuare le sopracciglia con il trucco permanente. Cleopatra era anche una grande appassionata di profumi e amava utilizzare oli profumati e unguenti per il corpo.

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Nel corso dei secoli, il trucco è stato utilizzato in diverse culture e per diverse ragioni. Per esempio, gli antichi greci e romani erano soliti utilizzare il make-up sia per ragioni pratiche che estetiche. Come per gli egizi, anche nella Grecia antica il make-up era visto come un segno di bellezza ed era un elemento comune sia per gli uomini che per le donne.
Non è un caso che, tra i primi esempi letterari rinvenuti, spicca la Medicamina Faciei Femineae di Ovidio.

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L’antico poeta latino, vissuto tra il 43 a.C. e il 18 d.C., ci racconta di quanto fosse importante la valorizzazione estetica del singolo, nel suo poemetto di circa 100 versi. Egli scrive: “Piacere per piacersi” e viceversa, sottolineando come l’aspetto esteriore sia una componente fondamentale per instaurare rapporti di successo con gli altri. In questo poemetto, Ovidio suggerisce alcune complesse ricette cosmetiche che avrebbero la capacità di potenziare le naturali capacità seduttive delle donne, oltre che aiutarle a stare in pace con sé stesse.

Ovidio, infatti, considerava i cosmetici uno strumento essenziale, attraverso il quale le donne rispondevano ad un obbligo prima verso sé stesse, poi nei confronti degli altri. Inoltre, affermava come la tranquillità interiore derivasse proprio dall’avere un aspetto gradevole. Il poemetto inizia con un invito per le giovani donne: «Discite quae faciem commendet cura, puellae, et quo sit vobis forma tuenda modo». (Imparate o giovani donne quale accorgimento preservi il vostro viso e come dobbiate proteggere la bellezza).

Tuttavia il pensiero ovidiano si poneva in contrasto con le regole ufficiali dell’epoca. Per il mondo latino, l’arte della “contraffazione personale”, del ricorso al “trucco” per valorizzare le peculiarità fisiche, fu considerata per lungo tempo dal mondo latino una sorta di contaminazione prodotta dalla mentalità orientale, che portò ad una corruzione dei costumi.

Nel Medioevo, infatti, il trucco iniziò ad essere visto come un qualcosa di malvagio e diabolico e veniva spesso associato alle streghe o alle prostitute. Pertanto, esso poteva essere utilizzato solo dalle attrici e dalle cortigiane. Tuttavia, nel XVII secolo, durante il periodo del Barocco, il make-up tornò di moda e venne utilizzato per esaltare i tratti del viso e per creare un’apparenza più drammatica.

Anche Maria Antonietta, regina di Francia durante la Rivoluzione francese, era conosciuta per la sua passione per il make-up e per la moda. Era solita truccarsi gli occhi con il kohl e indossare rossetti di cera di rose per le labbra. Inoltre, amava sperimentare con i colori e le forme dei suoi trucchi, spesso optando per sopracciglia arcuate e labbra a cuore. Maria Antonietta era anche una grande appassionata di profumi e amava indossare fragranze delicate e floreali. Nonostante la sua passione per il make-up e la moda, Maria Antonietta è spesso ricordata per la sua ostentazione e il suo lusso durante un periodo di grave crisi economica in Francia, il che ha contribuito alla sua caduta in disgrazia presso il popolo francese e alla sua fine tragica durante la Rivoluzione.

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Anche Charles Baudelaire, nel suo Elogio al trucco, fornisce un contributo allo sviluppo di questa pratica e si intreccia al discorso ovidiano. Tale testo fa parte della raccolta di brevi saggi intitolata Il pittore della vita moderna, pubblicato nel 1863 sul giornale Le Figaro.

La donna è proprio nel suo diritto e anzi compie una sorta di dovere quando si studia di apparire magica e soprannaturale; è necessario che stupisca e incanti; idolo, dove dorarsi per essere adorata. La donna, perciò, deve prendere a prestito da tutte le arti i mezzi di elevarsi al di sopra della natura per meglio soggiogare i cuori e colpire gli spiriti. Importa poco che l’astuzia e l’artificio siano noti a tutti, se il loro successo è certo e l’effetto sempre irresistibile.

In questo passo, Baudelaire esalta l’artificio contro il legittimo primato della naturalità, in cui la moda, il trucco, l’esteriorità si presentano come emblema della modernità, in quanto congiunzione dell’eterno e dell’effimero. Truccandosi, la donna perde ogni forma di naturalezza per poter essere quasi “venerata” al pari di un dio. Essa è luce, è armonia generale e la moda è un sistema con cui la donna si eleva in una dimensione quasi magica e soprannaturale.

Baudelaire, inoltre, intende esaltare il fenomeno del dandysmo, in quanto modello di comportamento altamente morale e celebrare la grande città, il culto della moda e degli aspetti mutevoli del Bello. L’intera riflessione de Il pittore della vita moderna è tesa a sovvertire la grande idea illuministico-romantica, virtualmente progressista e borghese, della bontà della natura.

Nana, Édouard Manet, 1877, Hamburger Kunsthalle di Amburgo

I Dandy erano gli uomini della Londra del XIX secolo che amavano vestirsi, truccarsi ed essere sempre elegantissimi. Il modello di riferimento dei Dandy era G.B. Brummell, considerato arbitro dell’eleganza londinese. Questo fenomeno si diffuse durante la Reggenza Inglese e la Restaurazione francese e fu considerato anche un atteggiamento intellettuale e un vero e proprio stile di vita, caratterizzato da forme di individualismo, di ironico distacco dalla realtà e, soprattutto, di rifiuto nei confronti della mediocrità borghese.

Nel corso del Novecento, il make-up è stato influenzato da molte tendenze e stili diversi. Negli anni ’20, il trucco era solito essere piuttosto discreto, con rossetti di tonalità naturali e occhi leggermente truccati. Negli anni ’50 e ’60, invece, il trucco diventò più drammatico, con sopracciglia arcuate, occhi truccati con ombretti vivaci e rossetti di tonalità forti. Nel corso degli anni ’70 e ’80, il make-up diventò più audace e trasgressivo, con l’utilizzo di colori vivaci e sfumature shimmer.

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Negli anni ’90, il make-up diventò più naturale e minimal, con rossetti di tonalità nude e ombretti leggeri. Oggi, il make-up è diventato sempre più accessibile e accettato. Inoltre, esso è ancora più variegato e diversificato, con molte opzioni per ogni stile e preferenza personale. Il make-up, oggigiorno, è utilizzato da persone di tutte le età e professioni. Famosi make-up artist come Pat McGrath, Charlotte Tilbury, Kevyn Aucoin, Dick Page e François Nars hanno contribuito in modo significativo all’industria del make-up, creando prodotti di alta qualità e lavorando con le più grandi celebrità e Maison di moda del Mondo.

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In conclusione, il make-up è una parte integrante della cultura popolare e dell’industria della moda. Che sia usato per esaltare la bellezza o per nascondere i difetti, il trucco è uno strumento che ci permette di esprimere la nostra personalità e il nostro stile. E se a volte ci sentiamo un po’ come una tavolozza di un pittore o come se avessimo una collezione di rossetti più grande di quella di una farmacia, beh, almeno sappiamo di essere in buona compagnia! Dopotutto, il make-up è una tradizione millenaria che ci accompagna da secoli, e probabilmente ci accompagnerà per molti altri secoli ancora.

Quindi, sperimentate con il vostro trucco, divertitevi e ricordate: non esiste una scusa valida per uscire di casa senza un po’ di mascara!

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Felicia Robustelli
Felicia Robustelli
La sua passione per l’arte la porta, fin dalla tenera età, a seguire assiduamente corsi di pittura e a curiosare nelle riviste d’arte delle librerie. Frequenta il Liceo Artistico Sabatini-Menna a Salerno, dove si diploma in Arti figurative e decide di proseguire i suoi studi presso l’Università degli Studi di Salerno, conseguendo la Laurea Magistrale in Storia e Critica d’arte. La scelta di intraprendere un percorso universitario non le ha mai impedito di proseguire il rapporto con i suoi amati acquerelli e matite colorate. Inoltre, il suo amore per i pennelli e colori l’ha portata a svolgere la professione di Make-up Artist e Dermopigmentista estetica. La sua passione per l’arte contemporanea le ha permesso di avvicinarsi al mondo di KaboomArt, galleria d’arte digitale, dove attualmente ricopre il ruolo di Art Advisor e ha modo di lavorare a stretto contatto con alcuni dei più talentuosi artisti europei.

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