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Fate largo ai sognatori!

Il sogno: un tema ricorrente nella Storia dell’arte

La rappresentazione del sogno nel Rinascimento

Nelle Storie della Vera Croce (1452-1466), di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco ad Arezzo, vi è la rappresentazione del sogno premonitore di Costantino.

In questa scena l’imperatore, prima della battaglia di Massenzio, sogna un angelo che gli impone di combattere in nome della Croce che lo porterà alla vittoria. Sull’imperatore dormiente cade un raggio di luce, una luce divina e invisibile alle guardie, che squarcia le tenebre e accende di misteriose penombre l’interno della sua tenda.

La visione di Costantino, dalle Storie della Vera Croce, Piero della Francesca, Basilica di San Francesco ad Arezzo

Anche nel sogno di Sant’Orsola di Vittore Carpaccio, per le Storie di Sant’Orsola (1490-1510) la luce rosata illumina di un misterioso chiarore la scena. Un angelo con la palma del martirio, entra di primo mattino nella stanza in cui dorme Orsola, portandole in sogno l’annuncio della prossima morte che avverrà per mano di Attila.

Il sogno di Sant’Orsola, dalle Storie di Sant’Orsola – Vittore Carpaccio – Galleria dell’Accademia di Venezia

Tutti gli elementi che circondano la santa che dorme riproducono con cura eccezionale l’interno di una ricca casa veneziana di fine Quattrocento.

Le due opere prese in analisi hanno in comune la stessa interpretazione di una visione onirica in termini di immota sospensione e di diffusione della luce attraverso una delicata penombra.

Il sogno in Età Romantica

Il sogno è anche uno dei grandi temi romantici e rappresenta, per questi artisti, così come la follia, una dimensione alternativa all’esistenza, canale attraverso cui l’Io entra in contatto con il mistero ignoto.

Per il pittore svizzero Johann Heinrich Füssli il sogno diventa spaventoso, un vero e proprio incubo, appunto, tema su cui tornerà altre cinque volte.

L’incubo (1781) è un dipinto di particolare suggestione iconografica, e particolarmente innovativo sul piano concettuale. Nello stesso spazio narrativo, l’artista colloca la donna che sogna, l’incubo materializzato in una strana figura accovacciata sul suo grembo e il portatore di sogni, una cavalla spettrale che appare da dietro una tenda.

Il cavallo è uno degli archetipi più potenti e complessi presenti nel nostro inconscio, tanto che sarebbe l’animale che più compare nei nostri sogni. Nella mitologia è stato collegato alle tenebre, al mondo ctonio, ma anche al sole di cui tira il carro.

I riferimenti iconografici presenti in quest’opera potrebbero essere legati alla formazione artistica di Füssli in Italia. Nella figura della dormiente si colgono, solo sul piano formale, echi della pittura veneta del XVI secolo. In anticipo sul suo tempo e con gli strumenti di quel tempo, l’artista svizzero ha esplorato le zone oscure della psiche umana.

L’incubo – Johann Heinrich Füssli – Detroit Institute of Arts, Stati Uniti d’America

Sereno è invece il sogno nel dipinto La zingara addormentata (1897) di Henri Rousseau. Questa tela esprime a pieno il candido mondo dell’artista, un mondo senza contrasti, senza violenza. I suoi modi figurativi sono liberi, sciolti, inspirati da una fantasia senza pregiudizi ed esprimono immediatezza e purezza.

Nel dipinto viene raffigurata in primo piano una zingara che dorme al chiaro di luna con a fianco una giara per l’acqua ed un mandolino. Un leone lentamente le si avvicina per capire chi sia, ma senza aggredirla e ciò appare davvero strano.

La luce lunare illumina la criniera del leone e mette in evidenza la variopinta veste di foggia orientale della donna. Il cielo assume una colorazione blu intensa e astratta. Sullo sfondo troviamo un deserto completamente arido, rappresentato nel chiarore lunare, che rende il contesto magico e onirico.

La zingara addormentata – Henri Rousseau – Museum of Modern Art, New York

Il sogno dall’Espressionismo al Surrealismo

In La sposa del vento (1914) di Oskar Kokoschka il sonno allontana la minaccia del mondo esterno e unisce in un amore indissolubile. C’è una barca alla deriva dove una donna appare appagata e immersa in un sonno incurante, come se l’eventualità di un naufragio non la riguardasse. L’uomo, impotente nocchiere con gli occhi spalancati, esprime e trattiene la tensione nell’incrocio tormentato delle mani.

La pennellata, dove prevalgono le tinte del grigio e del blu, imprimono al dipinto un movimento drammatico. Qui l’artista concretizza il sogno nell’immagine. L’opera è un’allegoria dell’amore di Kokoschka per Alma Mahaler, la donna con cui ebbe una relazione e che, influenzò tutta la sua successiva produzione artistica.

La sposa del vento – Oskar Kokoschka – Kunstmuseum Basel, Basel, Switzerland

Un mondo misterioso emerge, invece, dall’opera Venere dormiente del 1944 di Paul Dalvaux, nella quale l’artista ha saputo combinare la perfezione classica con un’inquietante atmosfera erotica. Qui la sensualità di Venere si contrappone all’ambientazione notturna opprimente e fredda. L’atmosfera drammatica e piena di angoscia contrasta con la calma della Venere che dorme.

Venere dormiente – Paul Dalvaux – Tate Gallery – Londra, United Kingdom

L’artista stesso dichiarò che l’opera fu dipinta durante i bombardamenti di Bruxelles, occupata dai tedeschi. Un’atmosfera che nel suo mistero anticipa talune invenzioni dei surrealisti.
“Il poeta futuro supererà l’idea deprimente dell’irreparabile divorzio tra l’azione e il sogno[… ] Perché quindi un giorno non sarà possibile trovare un punto d’incontro tra questi due stati, sogno e veglia, apparentemente contraddittori, in cui essi si risolvono dando luogo ad una sorta di surrealtà?”

Questa è la prospettiva surrealista di André Breton.

I quadri di Joan Mirò per esempio, sembrano rappresentare la continuità del sogno. Alle immagini oniriche si accosta una ricchezza immaginaria che, come nel sogno, compensa una realtà povera e frustrante.

Uno dei suoi quadri più ricchi, un’apoteosi della fantasia è Il carnevale d’Arlecchino (1924-1925), dipinto nel suo studio di Parigi. Nella tela oggetti, uomini e animali si trasformano in una visione surreale.

Appaiono elementi che si ritrovano in altre sue opere: la scala, simbolo di elevazione e di fuga, gli animali, soprattutto gli insetti che hanno sempre interessato Mirò. La sfera oscura che appare a destra rappresenta il globo terrestre, poiché in quel periodo la sua idea ossessiva era di conquistare il mondo. Il felino in basso a destra rappresenterebbe il suo gatto che gli stava accanto quando dipingeva e oltre la finestra, il triangolo nero farebbe riferimento alla Torre Eiffel.

Il Carnevale d’Arlecchino – Joan Mirò – Albright-Knox Art Gallery, Buffalo

Tuttavia, per ammissione dello stesso artista, l’opera non descrive un sogno, come sosteneva Breton, ma l’effetto provocato dalle allucinazioni derivanti da un prolungato digiuno.

Non c’è da giurarci, ma forse in quel momento il vero sogno di Mirò, era un’abbondante razione di paella.

Maria Vittoria Lauria
Maria Vittoria Lauria
Quella nata a Salerno un bel po' di anni fa...troppi. Quella che si laureò in Lettere Moderne e poi si Perfezionò in Storia dell'Arte Medievale e Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Quella che ha svolto attività di docenza, come di cultrice della materia, nello specifico modulo di Storia dell'Arte del Corso di Laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. Quella che ha svolto attività di docenza, in qualità di docente esperto, scrittura creativa e illustrazione in vari progetti PON (Programma Operativo Nazionale). Quella che tuttora è docente di ruolo per l'insegnamento di Italiano e Storia.

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