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La vita interiore dell’opera d’arte secondo Vasilij Kandinskij

La teoria della necessità interiore di Kandinskij

La vera opera d’arte nasce “dall’artista” in modo misterioso, enigmatico, mistico. Staccandosi da lui, l’opera assume una sua personalità e diviene un soggetto indipendente con un suo respiro spirituale e una sua vita concreta. Diventa un aspetto dell’essere. Non è dunque un fenomeno casuale, una presenza anche spiritualmente indifferente, ma ha come ogni essere energie creative, attive. Vive, agisce e collabora alla creazione della vita spirituale.

Vasilij Kandinskij
Vasilij Kandinskij

Un quadro ben dipinto, per Kandinskij , non era quello con dei valori esatti, ma quello che possedeva una vita interiore. Allo stesso modo, un buon disegno era quello in cui non si poteva cambiare nulla senza distruggere questa vita interiore, indipendentemente dal fatto che contraddicesse le regole dell’anatomia, della scienza, della botanica.

Il problema non è sapere se la forma esteriore è rispettata ma se l’artista ha bisogno di questa forma nella sua apparenza esteriore. Allo stesso modo non bisogna usare un colore perché esiste in natura, ma perché è necessario nel quadro.

Primo acquerello astratto, Vasilij Kandinskij, 1910, Centro Pompidou, Parigi

A proposito di ciò, Kandinskij parla di una “Necessità Interiore” che è quell’impulso irresistibile che si impone all’artista creatore, lo obbliga a scegliere l’una o l’altra forma per l’espressione dell’essenza delle cose. La fonte cosciente o incosciente di un tale movimento che nasce dall’interno del processo creativo risale, con ogni verosimiglianza, alla “volontà di potenza” di Nietzsche che muove l’essere stesso, è l’essere stesso nel suo “energetismo”. È in questo senso che bisogna leggere Kandinskij quando dice che «La vera opera d’arte nasce in modo misterioso».

La Necessità Interiore nasce da tre cause o esigenze mistiche:

1. Ogni artista, in quanto creatore, deve esprimere sé stesso

2. Ogni artista, in quanto figlio della sua epoca, deve esprimere la sua epoca

3. Ogni artista, in quanto è al servizio dell’arte, deve esprimere l’arte, intesa come artisticità pura ed eterna, insita in tutti gli uomini, in tutti i popoli, in tutti i tempi e che è possibile osservare nell’opera di ogni artista, di ogni nazione, di ogni epoca e che, in quanto fattore fondamentale dell’arte, non conosce né spazio e né tempo.

Da ciò deduciamo come la colonna “grossolanamente sbozzata” di un tempio indiano abbia la stessa anima di un’opera moderna.

Giallo, rosso, blu, Vasilij Kandinskij, 1925, Musée national d’art moderne, Parigi

Solo l’artisticità pura ed eterna (terza causa) resta eternamente viva: una scultura egizia commuove più noi oggi che i suoi contemporanei, questo perché per gli egizi essa era ancora troppo legata ad un’epoca e ad una personalità (prima e seconda causa) e questo la indeboliva. Oggi noi sentiamo in quella scultura il nudo suono dell’arte eterna. Tuttavia, più un’opera attuale è segnata dalle prime due cause o elementi, più facilmente riesce a raggiungere l’anima dei suoi contemporanei. Viceversa: più prevale la terza causa o elemento, più saranno necessari decenni o addirittura secoli prima che il suono dell’arte eterna riesca a farsi udire.

Sarà per questo che lo stesso Kandinskij non fu mai apprezzato dai suoi contemporanei e risulta ancora oggi quasi incomprensibile agli stessi appassionati d’arte.

Queste tre esigenze mistiche sono gli elementi indispensabili all’unità dell’opera. Tuttavia, mentre i primi due elementi vivono nello spazio e nel tempo, il terzo elemento è al di fuori del tempo e dello spazio. Insomma, Kandinskij intende dirci che per lui, l’azione della Necessità Interiore e lo sviluppo dell’arte sono una progressiva espressione dell’oggettività eterna nella soggettività temporanea.

Several Circles, Vasilij Kandinskij, 1926, Solomon R. Guggenheim Museum, New York

L’artista deve essere cieco alle forme “note” o “meno note”, sordo alle teorie e ai desideri della sua epoca. Deve fissare gli occhi sulla sua vita interiore, tendere l’orecchio alla necessità. La pittura è un’arte e l’arte non è l’inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una forza che ha un fine e deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima.

L’arte è un linguaggio che parla all’anima con parole proprie, di cose che per l’anima sono il pane quotidiano. Quando l’arte si sottrae a questo compito rimane un vuoto perché nessun’ altra forza può sostituirla. Non è un caso che in tutte le epoche, quando l’anima ha più vita, l’arte è più viva. Questo perché l’anima e l’arte si influenzano e si arricchiscono a vicenda. Se l’anima invece è ottenebrata e sviata da concezioni materialistiche e atee, prevarrà l’idea che l’arte “pura” non esiste, oppure esiste ma solo in forma di “art pour art”, fine a sé stessa e senza alcuno scopo.

Lo Sprituale nell’arte, Wassly Kandinsky. Puoi acquistare questo testo cliccando qui.

Felicia Robustelli
Felicia Robustelli
La sua passione per l’arte la porta, fin dalla tenera età, a seguire assiduamente corsi di pittura e a curiosare nelle riviste d’arte delle librerie. Frequenta il Liceo Artistico Sabatini-Menna a Salerno, dove si diploma in Arti figurative e decide di proseguire i suoi studi presso l’Università degli Studi di Salerno, conseguendo la Laurea Magistrale in Storia e Critica d’arte. La scelta di intraprendere un percorso universitario non le ha mai impedito di proseguire il rapporto con i suoi amati acquerelli e matite colorate. Inoltre, il suo amore per i pennelli e colori l’ha portata a svolgere la professione di Make-up Artist e Dermopigmentista estetica. La sua passione per l’arte contemporanea le ha permesso di avvicinarsi al mondo di KaboomArt, galleria d’arte digitale, dove attualmente ricopre il ruolo di Art Advisor e ha modo di lavorare a stretto contatto con alcuni dei più talentuosi artisti europei.

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