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Mickey Mouse e l’arte contemporanea

La figura di Mickey Mouse come fonte di ispirazione per gli artisti contemporanei.

Era il 16 gennaio del 1928 quando Walt Disney e Ub Iwerks crearono l’icona stessa della Walt Disney Company: Mickey Mouse.

Il debutto del personaggio al cinema avvenne il 18 novembre del 1928 nel cortometraggio “Steamboat Willie”. Nei fumetti, invece, il debutto vi fu un paio d’anni dopo con la storia “Lost on a Desert Island ”.

Fatto molto curioso: il primo nome scelto per il personaggio era Mortimer. Ma si trattava di un nome che suonava troppo tetro per un topolino, secondo la moglie di Walt Disney.
Il nome fu cambiato per rappresentare al meglio quel topolino domestico che girovagava spesso nell’ufficio di Disney.

Erano soliti contendersi le briciole nel cestino dei rifiuti, quando lavoravo da solo fino a tarda notte. Li presi e li misi in alcune gabbiette sulla mia scrivania. Mi affezionai particolarmente a uno marrone. Era piccolo e timoroso. Toccandolo sul naso con la matita, lo addestrai a correre all’interno di un cerchio nero che avevo tracciato sul tavolo. Quando lasciai Kansas City per tentare la fortuna a Hollywood, mi dispiacque lasciarlo. Così, con cautela, lo portai in un cortile, assicurandomi che fosse una zona accogliente, e il piccolo addomesticato sgambettò verso la libertà.

Walt Disney

Mickey Mouse e Andy Warhol

L’uomo delle icone per eccellenza della Pop Art è stato Andy Warhol (leggi articolo qui).
Questi aveva una vera e propria adorazione per Walt Disney e in particolare per l’icona da lui creata.

Un’immagine che era immortale e che divenne il soggetto perfetto per rientrare nelle serigrafie di Warhol, precisamente nella collezione “Myths” del 1981.
Qui Mickey Mouse comparve come figura leggendaria circondata da altre icone quali Dracula, Santa Claus e Superman.

La serigrafia in questione venne riprodotta in numero limitato, 200 pezzi firmati.
Il personaggio disneyano vi compare posto di profilo su uno sfondo ricoperto da polvere di diamante.

Con questa serie di serigrafie, il re della Pop Art voleva suscitare specifiche sensazioni.
Nel caso di Mickey Mouse si trattava di spensieratezza e innocenza infantile.
L’artista si appassionò molto a Mickey Mouse in un periodo particolare della sua infanzia.
Fu quando gli venne diagnosticata una malattia che lo costringeva ad assentarsi spesso da scuola e a trascorrere un’infanzia solitaria.
Mickey Mouse divenne una delle sue più grandi compagnie.

Mickey Mouse e Damien Hirst

Ancora oggi sono molti gli artisti che si avvalgono della figura di Mickey Mouse per esprimere la propria arte. Uno su tutti Damien Hirst, che ha scelto di rappresentarlo per ben due volte.

La caratteristica di Mickey è che è senza tempo. Ha lo stesso significato nel 21° secolo come decenni fa. Guardavo i cartoni animati da bambino e li guardano anche i miei figli. Il modo in cui i bambini vengono intrattenuti oggi è ovviamente cambiato radicalmente, ma i bambini sono sempre bambini e amano le stesse cose.

Damien Hirst

Nell’opera “Mickey” del 2012 ci si trova davanti ad una sintesi dell’essenza di Topolino tramite l’uso delle forme e del colore. Infatti, guardando semplicemente 12 pallini colorati dei colori tipici del personaggio, si rimane stupefatti da come si riconosca perfettamente l’icona rappresentata. A dimostrazione di come sia potente ancora oggi la sua influenza nell’immaginario collettivo.

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Ritroviamo Topolino tra le opere di Hirst nella mostra “Treasures of the wreck of the Unbelievable” a Venezia, nel 2017.

Una mostra davvero particolare in cui il concetto di incredibile veniva accompagnato dal concetto di attendibile. Infatti, venne creato una sorta di set cinematografico in cui simulare il naufragio di una nave ricca di tesori.

Tra questi tesori ricoperti di elementi marini e corrosi dal tempo, fanno capolino icone leggendarie del mondo immaginario. E tra queste una scultura di Topolino e anche una di Pippo.

Mickey Mouse e Banksy

Non ci sono solo ricordi felici però per Mickey Mouse. L’artista Banksy è famoso soprattutto per la sua tagliente denuncia verso diverse problematiche mondiali. È del 2004 l’opera “Napalm”, un’immagine davvero potente che riutilizza una fotografia della guerra in Vietnam intitolata “The terror of War” del 1972.

Nella rivisitazione di Bansky, la bambina vietnamita è accompagnata da due figure perfettamente riconoscibili e legate all’immaginario collettivo.
Sono Mickey Mouse e il clown di McDonald’s, simboli delle più grandi corporazioni commerciali americane. Ci si trova davanti a qualcosa di inquietante, una contrapposizione tra la sofferenza della bambina e due personaggi che dovrebbero invece trasmettere allegria e positività.

Quasi la domanda sorge spontanea: la bambina viene portata in salvo da questi due personaggi o viene accompagnata al suo tragico destino? Quello che ne viene fuori è una visione molto più triste del mondo. Sicuramente una visione lontana dall’idea che aveva il giovane Walt Disney, quando creò la sua icona.

Mickey Mouse e aChryliko

Un’ultima opera che vogliamo prendere in considerazione in questo viaggio di Mickey Mouse come icona è quella dell’artista milanese Christian Sacchi, in arte aChryliko.
Le sue opere sono risultato dell’influenza di artisti come Warhol, Burri e Fontana. Opere in cui è presente il riciclo, come lui stesso afferma:

Qualsiasi oggetto, una volta sfruttato per il consueto utilizzo, può avere una seconda e più dignitosa esistenza; questo è ciò che cerco di rappresentare nei miei lavori e, oltre all’ispirazione che per tutti gli artisti ha un ruolo fondamentale, la quotidiana ricerca di nuovi materiali ha un’importanza che può influenzare l’ispirazione stessa.

aCryliko

L’opera Mick3y Vintag3 si può visionare e acquistare alla Galleria D’arte online Kaboomart.

“Spero soltanto che non ci si dimentichi di una cosa. Che tutto è cominciato da un topo.”

(Walt Disney)
Rosa Liccardo
Rosa Liccardo
Rosa Liccardo (Napoli, 1987) è diplomata al liceo artistico Giorgio de Chirico all’indirizzo grafico pubblicitario e fotografia. Collabora negli anni con l’Accademia di Belle Arti di Napoli in progetti come “L’Accademia svelata” e “Il muro parlante” in cui approfondisce la Didattica dell’arte. Svolge un tirocinio presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli in cui affina la capacità di catalogare, inventariare e conservare testi antichi. Nel 2020 arriva la laurea triennale in Beni culturali e discipline delle arti e dello spettacolo conseguita all’Università di Salerno con una tesi in Storia dell’arte Moderna sul rapporto tra Antonio Canova e la città di Napoli. Nel 2021 frequenta il corso per la “Catalogazione tra tutela e valorizzazione” presso la Fondazione Scuola Beni Attività Culturali ed un percorso d’eccellenza in Social Media Management per i Beni Culturali. Nel 2023 si laurea dottoressa magistrale in Storia e Critica d'Arte con una tesi in Storia del Disegno, dell’Incisione e della Grafica basata sull'iconografia della diversità.

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