giovedì, Luglio 18, 2024
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Utopia, distopia e ucronia nella letteratura

Alla scoperta delle sottili differenze tra utopia, distopia e ucronia attraverso una serie di opere letterarie scelte.

Nella letteratura contemporanea – soprattutto in quella fantascientifica – ci si imbatte in tre concetti che molto facilmente possono essere confusi tra loro. Si tratta di utopia, distopia e ucronia. Nonostante un’apparente sovrapposizione dei loro significati, in realtà essi presentano precise caratteristiche che li contraddistinguono.

L’utopia

Il concetto di utopia origina dall’immaginazione umana, in quanto simboleggia un assetto sociale, politico, religioso e nazionale che non ha riscontri nella realtà. L’utopia descrive modelli di società all’interno delle quali i principali problemi umani sono stati risolti. I romanzi utopici sono infatti opere nelle quali l’autore pone l’accento sul perfezionamento della società attraverso la pace, l’armonia e la coesione sociale.

I mondi ideali costruiti nelle utopie sono spesso utilizzati come critica verso l’assetto della società in un dato periodo storico, e forniscono soluzioni non direttamente sperimentabili o applicabili concretamente a problemi reali.

Città utopica

La letteratura contemporanea fornisce numerosi esempi di narrazioni utopiche, tra le quali spicca Notizie da nessun luogo di William Morris (1891). Ritenuto da molti critici come il primo vero romanzo utopico, Notizie da nessun luogo racconta le vicende di William Guest, membro della lega socialista inglese di Hammersmith, che durante un’assemblea cade in un sonno profondo e successivamente al suo risveglio si ritrova in un mondo futuro nel quale l’ideologia marxista ha trovato piena concretizzazione attraverso il collettivismo, l’abolizione della proprietà privata e l’annullamento delle divisioni di classe sociale.

La distopia

La distopia rappresenta invece il contraltare dell’utopia. In netta contrapposizione agli ideali di perfezione e armonia promulgata dalla letteratura utopica, le opere distopiche costruiscono ambientazioni pervase dalla negatività mediante la narrazione di futuri totalitari e spaventosi.

La narrativa distopica presenta tipicamente una società disumanizzata e dominata dalla sorveglianza, stratificata in classi o ranghi che favoriscono il propagarsi dell’ingiustizia e fortemente militarizzata. La distopia è senza dubbio quella che ha contribuito alla realizzazione del maggior numero di opere letterarie che possono a pieno titolo collocarsi sotto la definizione di narrativa distopica.

Esempi di opere distopiche sono il celebre 1984 di George Orwell – considerato il caposaldo della letteratura fantapolitica – nel quale lo scrittore britannico immagina un 1984 nel quale tre superpotenze mondiali hanno instaurato sulla terra un regime totalitario finalizzato ad annullare la libertà personale degli individui attraverso un complesso sistema di controllo fondato sulla sorveglianza totale e sull’annientamento del libero pensiero. Il romanzo di Orwell, pubblicato nel 1949, sorprende per la descrizione dettagliata delle istituzioni, dei meccanismi di potere e della società della sua distopia.

Città distopica

Altri due esempi di opere distopiche sono:

Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley (1932), nel quale viene descritto un futuro lontanissimo (la vicenda è ambientata nel 2540) nel quale il progresso tecnologico ha estremizzato il concetto di efficienza e produttività generando una società governata come un sistema produttivo, e pertanto in maniera fredda e meramente orientata al profitto. Ne Il Mondo Nuovo, la lettera T della celebre Ford Modello T ha rimpiazzato la croce cristiana, e la produzione in serie è divenuta il modello di gestione persino della riproduzione umana e della suddivisione degli individui in caste sociali gerarchiche.

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (1953). L’opera è ambientata nel 2022 e descrive una società nella quale leggere e possedere dei libri è diventato un grave reato punibile con l’arresto. Nella distopia di Bradbury, l’ordine viene assicurato da un paradossale corpo di pompieri che, invece di spegnere il fuoco, hanno il mandato di incendiare le case di coloro che detengono libri. Come tutti i romanzi distopici, anche Fahrenheit 451 si presa a numerose interpretazioni e collegamenti con il contesto storico nel quale è stato scritto. Secondo alcune voci della critica, infatti, il romanzo rappresenta un feroce attacco nei confronti del Maccartismo statunitense dei primi anni Cinquanta, che influenzò fortemente l’opinione pubblica attraverso una politica repressiva e basata sulla “caccia alle streghe” nei confronti di potenziali esponenti dell’ideologia comunista.

L’ucronia

A differenza dell’utopia e della distopia, che si basano su una forte componente di eventi non rintracciabili nella realtà, l’ucronia parte dalla storia e offre scenari di realtà alternative che si sarebbero potute realizzare se il corso di determinati eventi avesse preso strade differenti. La narrativa ucronica si interroga dunque sulle possibili diramazioni di eventi storici epocali (come, ad esempio, l’esito della Seconda Guerra Mondiale), offrendo scenari storici che a loro volta possono avere un risvolto utopico oppure distopico.

A titolo di esempio, alcuni interrogativi della narrativa ucronica possono riguardare cosa sarebbe successo se:

-L’impero Romano non si fosse disgregato

-La Germania Nazista avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale

-La Rivoluzione Francese non fosse mai avvenuta

Un esempio di opera narrativa appartenente al genere ucronico è senza dubbio La Svastica sul sole di Philip K. Dick (1962), trasposto sullo schermo nella serie televisiva The Man in the High Castle e andata in onda tra il 2015 ed il 2019.  In questa visionaria realtà scaturita dalla penna del più apprezzato autore di fantascienza statunitense, il Presidente Americano Franklin Delano Roosvelt è stato assassinato e l’asse Germania-Italia-Giappone ha vinto la Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti sono assoggettati da Germania e Giappone e il mito della razza ariana ha pervaso l’intero globo, riducendo l’Africa ad un deserto. La svastica sul sole evidenzia la capacità di Philip K. Dick di partire da uno scenario ucronico (l’esito della Guerra) per costruire un universo narrativo assolutamente distopico.

Dalla serie tv “The Man in the High Castle”
Gabriele Vito
Gabriele Vito
Laureato in Psicologia del Lavoro e del Benessere nelle Organizzazioni, è attivo nel settore della Formazione e dello Sviluppo Organizzativo. Curioso di natura, è appassionato di letteratura, musica e sport, ed è costantemente alla ricerca di nuovi stimoli intellettuali ed enogastronomici. Estimatore dell'Arte in tutte le sue forme, ha collaborato nel corso della sua esperienza alla scrittura di racconti e articoli di diversa natura.

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