lunedì, Giugno 17, 2024
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Viaggiando la Sicilia: Il Castello di Milazzo

Un Patrimonio Storico nel Cuore della Sicilia

Distesa fra il golfo della Riviera di Ponente, che affaccia sulle Isole Eolie, la Piana, il golfo della Riviera di Levante che guarda verso Messina, e, a Nord, il Promontorio del Capo, la vivace città di Milazzo con i suoi 32.000 abitanti e le migliaia di turisti che ogni anno la affollano, vanta una storia antichissima.  La città deve il suo nome al fiume Mela che, fino alla seconda metà del XVI secolo, sfociava nel porto naturale della città. L’origine dell’idronimo è da ricercarsi nell’Accadico “melu” o “milu”, col significato di “fiume che occasionalmente esonda”

Abitata sin dal Neolitico, Milazzo, ha visto nei secoli avvicendarsi le più varie dominazioni.

Per offrire un ideale excursus privilegiato fra le dominazioni susseguitesi nella città, propongo una visita virtuale al Castello di Milazzo.

Ci sono dei luoghi dove, fra natura, paesaggi, colori, aromi, le opere umane raccontano i tasselli del tempo che di quei luoghi hanno fatto la Storia.

Il Castello è uno di questi luoghi. 

Ognuna delle dominazioni cui sopra accennavo, ha contribuito a regalarci quello che è, con i suoi 7 ettari, il Castello più grande della Sicilia e una delle roccaforti più importanti d’Europa.

Immaginiamo questo Castello come una piramide concentrica con al vertice la parte più antica e via via verso il basso e verso l’esterno a est, le varie sovrapposizioni che possiamo riconoscere dagli stili architettonici delle varie dominazioni.

La nostra visita comincia dal Borgo Antico. A piedi percorriamo, fra profumi e scorci suggestivi, le stradine dove si affacciano piccole Chiese, case, ristorantini e bar che la sera si animano di giovani, diversamente giovani e turisti. Dopo una salita impreziosita da vivaci bouganville, ecco ergersi il maestoso portale della massiccia Cinta Spagnola (o Aragonese).  Ammirato sulla porta lo stemma di Isabella e Ferdinando II d’Aragona, reali di Spagna, 1529 – 1575, attraversiamo i bastioni della Porta Aragonese, immaginando di immergerci nella vita del Castello così come doveva essere in quegli anni (ricordate Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere? Qualcosa di simile.).

In quella che oggi è la cosiddetta Area 900, subito dopo l’ingresso, un tempo ci avrebbe accolto un lussureggiante giardino rinfrescato da una fontana. Da quest’Area, un’altra porta ci conduce ad un grande cortile, che fa parte del Complesso Aragonese, con al centro un pozzo e lungo il perimetro delle mura, numerose celle alcune delle quali visitabili.

Proseguiamo verso la Sala del camino, di epoca sveva (XIII sec) e la Torre Normanna, il cosiddetto Mastio (XI-XII sec) con il Salone del Parlamento.

Dal Mastio, la parte più antica e importante della cittadella, una scala esterna ci conduce al Belvedere da cui potremo ammirare la Piana di Milazzo, i due golfi, di Ponente e di Levante, il mare, le Eolie e l’Etna. Si consiglia visita al tramonto!

Duomo Antico e Monastero delle Benedettine

Ci dirigiamo adesso verso il Duomo Antico (1600). Oggi al suo interno, completamente restaurato, ammiriamo le testimonianze archeologiche rinvenute nel Castello, monete, proiettili, bottoni. E una copia della Gabbia di tortura di Milazzo con all’interno uno scheletro ricostruito.

Proseguiamo tra le Mura Spagnole osservando i resti abitativi di cui i primi nuclei risalgono agli Arabi che li edificarono sulle rovine di greci e romani.

 Percorriamo gli interni del Monastero delle Benedettine che con la sua terrazza sovrasta la baia del Tono.

Nucleo preistorico

Nella parte settentrionale del Castello, percorrendo il nucleo preistorico, visitiamo una Necropoli. Risale al Neolitico, età di Thapsos,(la civiltà testimoniata da ritrovamenti archeologici di un grande centro abitato situato nella penisola di Magnisi, tra Augusta e Siracusa, che i Greci chiamarono appunto Thapsos) Il commercio della pomice e dei derivati dell’ossidiana d’origine vulcanica (utilizzati come schegge, punte di frecce e di lance, lame), uniti alla fertilità dei territori, fecero sì che nel Milazzese si insediassero, in epoca preistorica, le prime comunità, favorite negli scambi con le Isole Eolie, con la popolosa area dello Stretto di Messina e con le località del Golfo di Patti.

Insediamento greco-siceliota e romano

E’ Diodoro Siculo nella sua Bibliotheca historica a narrare la conquista della Rocca da parte degli Ateniesi. Saranno poi i Messinesi a sottrarla a Dioniso I di Siracusa, cacciati a loro volta da Agatocle. La Rocca, posta sull’acropoli dell’antica subcolonia Mylai  divenne il phrourion o avamposto militare, a protezione  del Porto- emporion, cioè luogo di mercato  da e per i numerosi villaggi della Piana. 

All’ età imperiale risalgono, però, le prime notizie storiche documentate. Una per tutte ricordiamo l’epica battaglia di Milazzo del 260 a.C. fra Romani e Cartaginesi. Nasce la contrapposizione fra la cittadella fortificata, il castrum, e gli insediamenti urbani a valle della zona portuale

Epoca bizantina e Dominazione araba (Emirato di Sicilia)

L’epoca bizantina vede il Castrum – Rocca come fulcro politico- amministrativo .

Tra l’ 836 e l’837 si colloca un primo tentativo di conquista araba.  Dopo varie vicissitudini nell’ 843, le truppe del condottiero Fadhl Ibn Giàfar radono al suolo il castrum bizantino e le costruzioni attinenti.

Epoca Normanno Sveva

Nell’ Epoca del Regno di Sicilia, al casato Borrell, fedele al Gran Conte Ruggero Altavilla, intervenuto nella riconquista (contro gli Arabi)  della Sicilia, è affidata la proprietà (teniménto) dei territori del Vallo di Milazzo .

Gli Altavilla quindi costruirono il donjon normanno, il dongione, una torre fortificata che, oltre a struttura difensiva, fungeva anche da residenza per la nobiltà e per le guarnigioni. Successivamente il dongione fu ampliato dagli Svevi.

Possiamo vedere come il donjon, documentato nel 1150 dal viaggiatore e cronista arabo Muhammad al-Idrisi, sia caratterizzato dalla presenza di torrioni sul fronte di ponente. Quello centrale dall’aspetto massiccio e imponente è denominato Torre Normanna, quello all’estremità meridionale Torrione del Parafulmine.

Viaggiando la Sicilia: Il Castello della città di Milazzo

Lo scarabeo magico o Occhi di Milazzo

Sui prospetti della costruzione, a indicare la predisposizione tipica arabo – normanna all’astrologia, sono presenti diversi soggetti a carattere esoterico – astronomico, ma un discorso a parte merita lo Scarabeo magico o “Occhi di Milazzo“. A coronamento della costruzione delle mura normanno-sveve, tra le decorazioni a tarsie laviche, su un contrafforte angolare furono inseriti due occhi “strabici”, non collocati sullo stesso piano, che presentavano pupille sporgenti, posti su due piani differenti, angolati, seguendo l’angolo delle mura. Uno guarda a Nord-Est, verso la Baia del Tono uno guarda a Sud Est, in direzione di Milazzo Porto.

L’occhio di Nord Est si illumina solo al Solstizio d’estate, che nell’anno del Signore del 1250-1300 cadeva il 13 giugno. Quel giorno il sole sorgeva di fronte allo scarabeo ed illuminava le due facciate della muraglia. D’inverno invece poteva essere letto l’altro occhio, che guardava verso Sud-Est, verso Milazzo-porto.  Gli occhi sembra fossero provvisti di pupille puntute, trasformandosi in delle meridiane. Così l’ombra poteva proiettarsi sugli ovali scuri, a seconda dell’ora solare e della stagione. Altri autori pensano, invece, che gli occhi fossero un segnale per le navi che giungevano dal mare.

Sembra che nel 1870 siano state inserite le zampe dello scarabeo , per conferire all’immagine l’aspetto misterioso di un insetto sacro agli Egizi, lo scarabeo magico.

Il castello di Federico II

Quando l’Imperatore “Stupor Mundi” preferiva allontanarsi dalla convulsa vita di corte palermitana di Palazzo dei Normanni, una delle dimore preferite era il Castello di Milazzo, che fu inserito nell’elenco dei Castra exempta, l’elenco dei Castelli di Sicilia, stilato nel 1239, dalla volontà dello stesso Federico II con la collaborazione di Pier della Vigna .

 Possiamo ammirare l’ingresso del Castello Federiciano, costituito da un portale ogivale di chiara fattura sveva del XIII secolo, sormontato da sagome stilizzate di tre tori. L’ingresso è oggi inserito nelle Mura Aragonesi formate da una serie di torrioni tondi del XIV secolo.

Nella Storia del Castello non potevano certo mancare i Vespri Siciliani 

Nell’arco temporale che intercorre tra l’Assedio di Messina(1282), e il Trattato di Avignone(1372), in ambito peloritano si assiste a lotte intestine tra fazione latina e catalana, capeggiate dalle potenti famiglie locali.

Il 24 giugno 1282 Milazzo e il suo castello furono assaltati dalla flotta armata di Carlo d’Angiò . Gli Angioini, partiti da qui per assediare Messina, furono prontamente respinti dalle truppe di Pietro III d’Aragona che, il 22 settembre rioccupò la Roccaforte milazzese.

Per ordine di Alfonso il Magnanimo, allo scopo di prevenire futuri attacchi, fu aggiunta la cinta muraria. Le due torri poste a settentrione incorniciano la primitiva Porta Sveva, di cui sopra abbiamo parlato, sormontata dalle insegne della Corona d’Aragona. Lo stemma in marmo raffigura l’aquila di San Giovanni che regge lo scudo della Spagna unificata con gli emblemi araldici degli antichi regni di CastigliaAragonaLeonNavarra e Granada. Analogo stemma incorniciato da un rilievo lavico è inserito sul portale d’ingresso alla Piazza d’Armi.

Nel 1630 il Torrione meridionale, denominato Torrione della Cisterna, pur mantenendo elementi di caratteri difensivo venne trasformato in serbatoio d’acqua.

E’ nel 1880 che, con i Savoia del Regno d’Italia, persa l’ importanza strategico – militare della città, il Castello è declassato da piazzaforte reale a carcere giudiziario. Durante la prima guerra mondiale, infine, è adibito a campo di prigionia per i militari austro-ungarici, mentre nel periodo fascista è luogo di detenzione per i condannati per reati di natura politica.

Dopo il 1970 il carcere viene chiuso. Per la Cittadella fortificata, il Castello e per il Borgo antico, inizia una lunga decadenza architettonica e strutturale interrotta di recente (1991-2010) col restauro generale di tutte le strutture.  

Oggi La Cittadella fortificata ospita eventi culturali di vario genere tra i quali spiccano:

Mish Mash Festival, dal 2016 una delle più significative rassegne artistiche e di musica indie, rock ed elettronica del Sud Italia.

MuMa – Museo del Mare Milazzo, istituzione ospitata nel Bastione Santa Maria, inaugurata il 9 agosto 2019 e  curata dal biologo milazzese Carmelo Isgrò. Non il classico museo, ma un luogo che si rivolge alla nostra etica green, mostrandoci, fra le altre cose, lo scheletro del Capodoglio Siso, giovane esemplare morto a Capo Milazzo nel 2017, a causa delle reti illegali al largo delle Eolie.

Museo delle Favole

Sono in corso progetti intesi a inserire il castello, la città murata e il borgo antico tra i siti del patrimonio dell’UNESCO.

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Anna Bertuccio
Anna Bertuccio
Sono nata a Messina. Studi giuridici. Passioni: suonare, dipingere, scrivere. Dopo la Sicilia, il Veneto, e poi il Trentino. Interessi: viaggi, fotografia, filosofia. Prima pubblicazione: “La luna di Balarm”, finalista al 3^ Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”. Seconda pubblicazione, “La bouganville arancio. Terzo libro “Altra voce”, vincitore del 1^Primo premio Internazionale “Maria Cumani Quasimodo”2017 e del Premio Vermentino 2019. Del 2018 la silloge poetica “Strie di sale”. Nel 2021 “L’Isola delle donne volanti”. Collaboro con il magazine on line iovivobene e mi dedico al volontariato.

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