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Videogiochi e salute mentale

Cinque toccanti viaggi che rendono giustizia ad un tema spesso trascurato

Tutti siamo consapevoli di come i videogiochi siano capaci di servirsi di immagini e storie mozzafiato per renderci partecipi di mondi a noi altrimenti sconosciuti. Quindi, quale strumento migliore per trattare un argomento tanto delicato quanto la salute mentale? Abbiamo selezionato cinque tra i giochi che ci riescono meglio, per un motivo o per un altro, nella speranza di invogliarvi a testarli con mano.

Hellblade: Senua’s Sacrifice

Hellblade: Senua’s Sacrifice è un videogioco d’azione e avventura che segue la storia di Senua, una guerriera celtica in viaggio per recuperare l’anima del suo amato, Dillion.

Una delle prime cose che il gioco vi consiglierà è di utilizzare le cuffie auricolari. Dategli ascolto, perchè Senua, tormentata dalla sua psicosi, è vittima di allucinazioni e mormorii nella testa, la cui riproposizione tramite efficacissimi effetti sonori e visivi può essere apprezzata appieno solo in questo modo.

La trama del gioco è profondamente impegnativa e, per creare una tale e perpetua sensazione di disagio nel giocatore, Hellblade si serve della mitologia norrena affinché si dia forma ai demoni interiori della protagonista.

Le meccaniche di gioco si concentrano principalmente sull’azione. Sono presenti combattimenti corpo a corpo e puzzle da risolvere per avanzare nella storia. Si giunge poi ad un finale agrodolce, che scioglie come un balsamo tutta la tensione accumulata nella partita.

Data la scrupolosità nel consultare esperti nel campo, parliamo di un’esperienza di gioco che può aiutarci a capire le sfide che le persone con problemi di salute mentale devono affrontare nella vita reale.

Celeste

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Celeste è un gioco platform con protagonista Madeline, una giovane donna alle prese con i crucci e le pressioni che la vita moderna può comportare, come gli attacchi di panico, le insicurezze e l’ansia. Mentre la storia, commovente e ben scritta, filtra con discrezione attraverso i dialoghi con i vari personaggi.

Il gameplay di Celeste si concentra sulla scalata dell’omonima montagna. La scalata stessa diventa un’allegoria di cui fare tesoro: mai mollare, rialzarsi sempre. Il gioco propone una sfida dalla difficoltà crescente, volutamente impegnativa, proprio perché pretende che il giocatore fallisca più volte e si ostini a provare ad arrivare in cima, a conquistare la montagna, ancora e ancora. Una scelta controbilanciata dalle ammalianti musiche e ambientazioni.

Celeste va al di là delle semplici sfide di piattaforme. E lo fa per affrontare temi più profondi e rappresentare gli ostacoli con cui ognuno di noi si ritroverà, prima o dopo, a dover fare i conti nella vita.

Detroit: Become Human

La scelta di inserire un gioco che abbia come protagonisti degli androidi in un discorso sulla salute mentale può sembrare paradossale, ma non lo è affatto.

Detroit: Become Human è un’avventura interattiva ambientata, ovviamente, a Detroit nel 2038, in un futuro in cui gli androidi sono diventati parte integrante della società umana e vengono utilizzati per una vasta gamma di attività, dall’assistenza agli anziani alla gestione della casa.

Come anticipato, la trama ruota attorno a tre personaggi principali: Connor, un androide concepito per aiutare la polizia; Kara, un androide domestico che si farà carico di una bambina umana; e Markus, un androide attivista che cerca di guidare i suoi simili verso la liberazione dalla schiavitù.

Lo stratagemma di utilizzare macchine che risveglino una coscienza per affrontare tematiche quali l’autodeterminazione, la discriminazione e lo stress post-traumatico risulta efficacissimo. Non sono forse fardelli estremamente attuali e comuni a noi “mortali”?

Detroit: Become Human esplora temi spinosi, propri del nostro passato e presente. Ma ambientandoli in un futuro nemmeno troppo lontano.

Neverending Nightmares

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Passiamo all’unico vero titolo psicologico presente nella lista, Neverending Nightmares. La prima particolarità del gioco è quella di essere stato ispirato dalle esperienze personali di Matt Gilgenbach, il creatore, che ha lottato con disturbi e depressione successivi al fallimento della sua precedente impresa videoludica.

Il giocatore controlla un personaggio chiamato Thomas, che si sveglia in una serie di incubi apparentemente infiniti. L’atmosfera cupa e angosciante è ricreata grazie alla grafica in uno stile di disegno quasi puerile e in bianco e nero, mentre il gameplay, pur rudimentale, si focalizza sull’esplorazione e sulla risoluzione di semplici enigmi ambientali, nascondendosi o fuggendo dai pericoli.

Una scelta vincente per aggiungere alla sensazione di vulnerabilità che il gioco trasmette è quella di eliminare qualsivoglia interfaccia che gestisca le statistiche del giocatore. Per esempio, quando ci ritroveremo a fuggire dal mostro di turno, dovremo tendere l’orecchio e ascoltare il fiatone di Thomas per tenere sotto controllo il suo livello di stanchezza.

Rispetto agli altri titoli citati in questo pezzo, Neverending Nightmares si approccia ai temi trattati in maniera più cruda forse, ma non meno efficace.

Gris

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Concludiamo con una piccola perla.

Gris, un altro platform, segue il viaggio di una giovane ragazza, che si sveglia in un mondo inizialmente grigio e muto.

“Inizialmente” proprio perché uno degli elementi distintivi di Gris è proprio la sua estetica visuale straordinaria, che utilizza una palette di colori accattivante e una grafica disegnata a mano per creare un mondo di gioco onirico e suggestivo. Un mondo da riempire passo dopo passo, sbloccando gradualmente i colori che assumono la funzione di poteri della protagonista in tutto e per tutto. Questi, infatti, ci consentiranno di risolvere i puzzle che si frappongono fra noi e il completamento del gioco.

Il focus di Gris, dunque, è proprio il processo di guarigione mentale che trova nell’arte e nella creatività la sua sorgente e la sua foce.

Anche la colonna sonora, composta da Berlinist, si intreccia con le meccaniche di gioco, in quanto un altro obiettivo della protagonista sarà recuperare la propria voce. La ciliegina sulla torta del tripudio artistico che è Gris, un gioco relativamente breve (dura circa 3-4 ore), ma che, nonostante ciò, coinvolge il giocatore e ne appaga i sensi dall’inizio alla fine.

Rincuora ricordare che, nei momenti difficili, rivolgersi alla bellezza è sempre un’ottima idea.

Dunque, che siate curiosi di apprendere di più sul tema della salute mentale, o che voi stessi vi troviate in un posto buio in cerca di sollievo, questi giochi, a modo loro, possono rappresentare un prezioso aiuto per tutti.

Maurizio Carucci
Maurizio Carucci
Studente in Lingue e Culture inglese e cinese all'Orientale di Napoli. Lo appassiona tutto ciò che è narrativa e ha contribuito alla pubblicazione di un libro sulla storia e la cultura della sua città. Studia il passato, immagina il futuro e si dimentica il presente.

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