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Vincent e Paul

“Fu sempre amicizia tra noi”

Vincent vive a Parigi da circa un anno quando conosce Paul Gauguin. E’ l’inizio di un sodalizio artistico e di una lunga e tormentata amicizia. I due, insieme ad Emile Bernard, espongono le proprie opere al Cafè Tamburin dove diventeranno noti come “i pittori del piccolo boulevard”.

Gauguin, ex agente di borsa caduto in disgrazia, coltiva il sogno di vivere della propria arte. Grazie alla forte personalità in breve tempo è diventato punto di riferimento della comunità di pittori che vive nel piccolo villaggio bretone di Pont Aven. Il soggiorno a Parigi tra l’86 e l’87 gli regala l’incontro con i fratelli Van Gogh. Theo acquista diverse opere di Gauguin ed espone le sue ceramiche. Da qui l’amicizia con Vincent con cui inizia uno scambio di opere. I Miserabili è l’autoritratto che Paul cede a Van Gogh.

Vincent e Paul
I miserabili – Gauguin


E’ l’estate dell’88. Vincent pensando al cenacolo di Pont Aven sogna di creare ad Arles una società di artisti. Prende in affitto la Casa Gialla e spende tutto il danaro inviatogli dal fratello per accogliere Gauguin che nel frattempo è tornato a vivere in Bretagna a spese di Theo.

“Non puoi mandare di che vivere a lui in Bretagna e a me in Provenza. Ma puoi trovare conveniente che si divida fra di noi (…) e inoltre al di fuori del mio lavoro avere un quadro di Gauguin”

(Lettere a Theo – Arles,Giugno 88)

Vincent cerca di convincere Theo a porsi a capo di un’associazione di Impressionisti.

“E se io potessi essere utile a riunirli, sarei disposto con piacere a vederli più bravi di me”.

I mesi che precedono l’arrivo di Gauguin sono contrassegnati da speranze e progetti.

“Se io avessi le sue stesse ambizioni forse non potremmo andare d’accordo, ma io non tengo né al mio successo né alla mia felicità, tengo alla durata dell’iniziativa vigorosa degli impressionisti

(Arles, agosto’88)

Oppresso dai debiti e dal peso di una famiglia numerosa, Paul vede in Theo la sua ancora di salvezza. Accetta di raggiungere Vincent. In cambio Theo compra le sue tele.
Il 23 ottobre arriva ad Arles. Trova una stanza accogliente, arredata con cura.

“Nella mia stanza gialla alcuni fiori solari e dagli occhi porpora spiccano su di un fondo giallo. Bagnano le radici in una brocca gialla, sopra un tavolo giallo. In un angolo del quadro la firma: Vincent. E il sole giallo, attraverso la tela gialla della mia stanza, inonda di oro questa festa floreale; al mattino dal mio letto, quando mi sveglio, quasi ne sento il profumo”

(Gauguin. Scritti di un selvaggio)

Appena arrivato Paul organizza la vita domestica.

“Trovai in ogni cosa e dovunque un disordine che mi infastidiva”

Non sopporta Vincent e le sue interminabili elucubrazioni di ordine estetico e morale vissute con un accanimento isterico. Questi lo ammira ma spesso mette in discussione la sua opera.

“Vincent ed io in genere andiamo d’accordo, soprattutto in pittura (…). Ama molto i miei quadri, ma mentre li sto facendo trova sempre che ho torto per questo o per quello”

(Lettere ad Emile Bernard)

Nonostante tutto, si nutrono l’uno dell’arte dell’altro. Lavorano sugli stessi soggetti. Madame Ginoux, L’Arlesiana di Van Gogh, ritratta nella stessa posa, occupa il primo piano di Al Caffè di Gauguin.

Vincent e Paul
La Vendemmia. Miseria umana – Paul Gauguin

La vigna rossa di Van Gogh e La Vendemmia. Miseria umana di Gauguin ispirate ad uno stesso soggetto assumono declinazioni diverse. Nel quadro di Gauguin le arlesiane diventano donne bretoni. Le viti porpora formano dei triangoli sormontati dal giallo del sole. In primo piano una mendicante con la testa fra le mani. Contorni decisi, colori stesi a strati molto spessi su di una tela di sacco. Gauguin coniuga l’esperienza impressionista con il cloisonnisme, il primitivismo bretone con gli effetti cromatici di Arles.

Vincent e Paul
La vigna rossa – Van Gogh

Vincent dipinge una vigna che, allagata dalla luce gialla di un tramonto autunnale, si veste di un caldo rosso aranciato, punteggiato da un brulicare di donne al lavoro. Senza la presenza umana verrebbe meno quella spiritualità della pittura e quel senso di eterno a cui anelava quando parlava di “dipingere uomini e donne con un non so che di eterno” (Arles, sett.’88).

Vincent e Paul
Donne nel giardino dell’ospedale – Paul Gauguin

Anche in Donne nel giardino dell’ospedale e Ricordi del giardino di Etten sviluppano lo stesso tema. Colori squillanti, pennellate a vortice, il pointillisme di Signac caratterizzano l’opera di Van Gogh. Tuttavia i contorni netti richiamano l’estrema semplificazione dell’immagine e le campiture piatte di Gauguin nella cui tela è riconoscibile in primo piano la pennellata di Vincent. Il triangolo in alto a destra ricorda lo sfondo dell’Autoritratto con cappello di feltro. I cipressi di Etten qui diventano due totem che connotano la scena di quel primitivismo a lui caro. Paul fa fatica ad ammettere di aver imparato da Van Gogh:

“Devo qualcosa a Vincent. Con la certezza di averlo aiutato, la conferma delle mie idee in pittura…”.

Ricordi del giardino di Etten – Van Gogh

Vincent continuerà a sentirsi in debito e a chiamarlo maestro e mio caro amico.
Gauguin resiste solo due mesi. Racconta che la notte spesso se lo ritrovava in piedi accanto al letto e di quanto fosse cambiato negli ultimi tempi del suo soggiorno.

”Dapprima rumoroso, intrattabile, poi improvvisamente silenzioso”.

Così si arriva al famoso episodio del taglio dell’orecchio.

Autoritratto – Van Gogh

Dopo aver visto il celebre ritratto in cui dipinge i girasoli, Vincent commenta:

“Si, sono proprio io, ma diventato pazzo”.

La sera, al caffè, getta in faccia a Paul un bicchiere di assenzio. Il mattino dopo si scusa. Paul lo perdona ma gli comunica la sua intenzione di partire. Dopo cena Vincent lo segue in strada e gli si avventa contro con un rasoio senza colpirlo. Gauguin va a dormire in una pensione. La mattina dopo apprende che Vincent si è reciso un orecchio che poi ha impacchettato e consegnato alla direttrice del bordello, amica di Paul. La Casa Gialla è inondata di sangue e l’olandese giace immobile a letto. Gauguin lascia Arles. Forse quel ritratto ha messo a nudo la malattia di Vincent. Di certo i due sono incompatibili. Vincent scriverà a Theo:

“Io gli ho visto fare in diverse riprese cose che né tu né io ci permetteremmo di fare, avendo delle coscienze sensibili… (Arles,17 genn.’89). Gauguin è“ un calcolatore”. Dopo la partenza pretende un quadro di girasoli offrendo in cambio degli studi che aveva lasciato ad Arles. “Gli rimanderò i suoi studi (…) i miei quadri li tengo qui, e in particolare tengo i girasoli in questione. Lui ne ha già due”(Arles,17 genn.’89).

Paul era stato un facoltoso collezionista di opere d’arte dunque in grado di riconoscere il valore dei quadri di Van Gogh. Dispute a parte, i due continueranno a scriversi e a parlare di pittura. Se Gauguin non gli dichiarò mai la propria stima, Van Gogh gli fu sempre grato per il dono di quell’ amicizia. I suoi sentimenti si traducono nelle famose opere gemelle, La sedia di Gauguin e La sedia di Van Gogh.

Le due sedie a confronto

La sedia di Gauguin è una poltrona di legno scuro con la seduta verde intonata ai colori della stanza e alle tonalità di rossi e di gialli dell’elegante tappeto floreale. Del resto Vincent aveva destinato all’ amico una stanza che sembrasse “un boudoir femminile”. Nella camera c’è un’atmosfera notturna simbolo di quell’indole riflessiva che generosamente gli attribuiva. La candela accesa appoggiata sulla sedia rappresenta l’assenza di Paul. I libri alludono alla sua cultura. Per sé stesso sceglie una semplice sedia di legno chiaro impagliata. Su di essa solo la sua pipa e una borsa con il tabacco. Sullo sfondo un germoglio, simbolo di rinascita, spunta da un vaso con la sua firma. Nella stanza spoglia la sedia è inondata di luce diurna e di quel giallo che tanto amava.

Antonietta Pignataro
Antonietta Pignataro
Antonietta Pignataro, laureata in materie letterarie con indirizzo storico-artistico. Ha svolto attività di catalogazione per la Soprintendenza B.A.A.A.S. Ha ricoperto il ruolo di professore a contratto presso la cattedra di Storia dell'Arte Contemporanea del Politecnico di Milano, ha collaborato con la rivista "Miscellanea", pubblicato saggi e presentato mostre.

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